L’opera si configura come un’installazione sonora composta da quattro diffusori acustici che restituiscono nello spazio una composizione realizzata a partire dai battiti cardiaci delle famiglie ospiti di Dynamo Camp, registrati durante una performance con l’artista.
I suoni, catturati attraverso dispositivi di ascolto cardiaco e successivamente organizzati in una struttura ritmica, vengono diffusi nello spazio come un concerto di presenze invisibili.
Ogni battito rappresenta una traccia minima e irripetibile di un corpo: un segnale vitale elementare che, una volta moltiplicato e messo in relazione con gli altri, si trasforma in materia musicale. Nell’installazione, i singoli ritmi non vengono uniformati, ma conservano le loro differenze di tempo, intensità e respiro, generando un paesaggio sonoro fatto di pulsazioni che si incontrano, si sovrappongono e si distanziano.
La disposizione delle quattro casse nello spazio permette ai battiti di diffondersi come un campo vibrante, in cui l’ascoltatore è immerso. Il suono non è più soltanto un elemento da ascoltare frontalmente, ma diventa ambiente: una trama di vibrazioni che attraversa lo spazio e mette in relazione corpo, architettura e memoria dell’esperienza condivisa.
In questo lavoro il battito cardiaco — gesto involontario e universale — diventa il nucleo di una composizione collettiva. L’opera restituisce così la trasformazione di un segnale intimo e individuale in una presenza sonora comune, dove l’ascolto diventa un modo per percepire la vicinanza tra corpi e storie diverse.