Il cesto colmo di peluche colorati, morbidi e familiari, richiama immediatamente l’universo dell’infanzia. L’accumulo di questi oggetti, rassicuranti simboli di affetto, conforto e protezione, vengono sottratti alla dimensione individuale per essere raccolti in un insieme indistinto. In questo gesto, l’artista sembra interrogare il rapporto tra memoria personale e collettiva.
Il titolo, “qualcosa di nostro”, suggerisce un senso di appartenenza diffusa. Il cesto diventa così contenitore di ricordi, emozioni e identità stratificate, dove ogni elemento conserva una storia propria pur contribuendo a una narrazione più ampia.